Ideaitalia - Nuova serie, Anno X · n. 4 · 9 marzo 2026
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Giustizia e pace si sono baciate: nove punti per un discernimento evangelico
“La bontà e la verità si sono incontrate, la giustizia e la pace si sono baciate” (Salmo 85:10)
L’Alleanza Evangelica Italiana si rivolge alle chiese, alle istituzioni e alla società civile con la consapevolezza di chi è chiamato a un duplice ascolto: ascolto della Parola di Dio, che rimane ferma nei cieli (Salmo 119:89), e ascolto del grido che sale da una terra lacerata. La complessità della situazione internazionale, l’ampliarsi del numero e dell’intensità dei conflitti, esige dai credenti non il silenzio dell’indifferenza né il clamore della faziosità, ma una parola chiara, frutto di una coscienza formata dalla Scrittura.
La Scrittura ci insegna anche a guardare con lucidità la natura del peccato: esso è radicale (tocca il cuore), diffusivo (contagia persone e popoli), esteso (attraversa ogni ambito della vita) e multidimensionale (spirituale, morale, sociale, culturale e istituzionale). Esso ferisce anche la creazione, che geme sotto il peso della corruzione e della violenza dell’uomo (Romani 8:19–22). Per questo nessuna analisi puramente politica è sufficiente e nessuna soluzione puramente tecnica può bastare. E tuttavia, proprio perché il peccato è così pervasivo, la redenzione in Cristo non riguarda soltanto l’interiorità, ma genera verità, giustizia, misericordia e riconciliazione anche nella vita comune.
Confessiamo che il Dio vivente è Signore della storia e giudice delle nazioni (Salmo 2; Daniele 4:34–35). Da questa confessione, e non da un’agenda politica, scaturisce il nostro dovere di parola pubblica, che desideriamo sobria nella forma, radicata nell’evangelo e orientata al bene di quanti sono coinvolti. Con questa prospettiva proponiamo i seguenti punti di discernimento.
- Dignità inviolabile e rifiuto della menzogna
Il fondamento di ogni etica è teologico prima che giuridico: ogni essere umano è creato a immagine di Dio (Genesi 1:26–27). Per questo la dignità della persona non è un privilegio concesso da qualche autorità politica, ma un dato della creazione che nessuna ragion di Stato, nessuna emergenza securitaria e nessuna rivendicazione territoriale possono annullare.
Da qui discende anche un dovere di verità. “Piangiamo con chi piange” (Romani 12:15), ci opponiamo a ogni retorica che riduca l’avversario a un essere sub-umano e denunciamo la propaganda, da qualunque parte provenga, come forma primaria di violenza morale. “Bandita la menzogna, ognuno dica la verità al suo prossimo” (Efesini 4:25). Senza verità non vi è giustizia; senza giustizia non vi è pace. E quest’ordine non è invertibile.
- Condanna del terrorismo e limiti morali della forza
È necessario distinguere con precisione ciò che il nostro tempo tende spesso a confondere. Condanniamo senza riserve ogni attacco deliberato contro civili inermi e ogni forma di terrorismo: colpire l’innocente è un male intrinseco che nessuna causa, per quanto percepita come giusta, può legittimare (Esodo 20:13; Proverbi 6:16–17). Il terrorismo non è resistenza, ma violenza sistematica mascherata da politica.
Proprio perché difendiamo la dignità umana, affermiamo anche che la risposta militare dell’autorità civile, alla quale la Scrittura riconosce il compito di arginare il male e proteggere il debole (Romani 13:1–4), non può trasformarsi in un potere senza vincoli esercitato senza limiti. Essa rimane sottoposta a criteri morali rigorosi e verificabili.
Il cristiano “non rende male per male” (Romani 12:17–21); e l’autorità politica, a sua volta, non può assumere la vendetta, che appartiene a Dio solo (Romani 12:19), come principio operativo. Chi risponde al terrore col terrore non sconfigge il male: lo moltiplica.
- Contro la teocrazia e la tirannia
A questo punto si impone un chiarimento ulteriore, perché il modo in cui si concepisce il potere incide direttamente sulla possibilità della pace. Una delle radici più profonde e meno nominate di molti conflitti è la fusione tra potere politico e autorità religiosa. L’Alleanza Evangelica Italiana esprime grave preoccupazione e aperta condanna nei confronti di ogni regime teocratico e di ogni dittatura, qualunque sia la confessione religiosa o l’ideologia che pretenda di legittimarli.
Quando il nome di Dio è invocato per sigillare il dominio assoluto di un uomo, di un partito o di un clero, la religione non governa lo Stato: è lo Stato che sequestra la religione. Ciò vale per le teocrazie che negano libertà fondamentali in nome della legge divina e vale ugualmente per i regimi autoritari che strumentalizzano il sacro a fini di consenso e repressione.
La Scrittura conosce bene questa tentazione: fu il peccato di Israele quando chiese “un re come tutte le nazioni” (1 Samuele 8:5), e fu la risposta di Gesù nel rifiuto di ogni trono terreno fondato sulla coercizione (Giovanni 18:36). Il regno di Dio non si impone con la spada dello Stato e lo Stato non si santifica appropriandosi del linguaggio del regno.
Affermiamo quindi la distinzione funzionale tra autorità civile e comunità di fede, non come separazione ostile, ma come autonomia reciproca e responsabilità complementari. Per i credenti, entrambe sono chiamate a rendere conto davanti a Dio, sotto la sua sovranità, senza confondersi né assorbirsi a vicenda: la comunità cristiana adempie la propria vocazione con gli strumenti che Cristo le ha affidato — predicazione, discepolato, disciplina, diaconia, missione e testimonianza pubblica — mentre lo Stato adempie la sua chiamata a promuovere la giustizia e a tutelare l’ordine pubblico. Entrambi restano sotto la signoria di Cristo e rispondono a Dio, ciascuna secondo il proprio mandato, senza confondersi né assorbirsi. Dove questa distinzione viene abolita, finanche da parte di persone che si professano cristiane, la coscienza è violata e l’evangelo è tradito.
- Condanna dei nazionalismi idolatrici
Quando trono e altare si confondono, spesso anche la nazione pretende una forma di consacrazione. Denunciamo con fermezza ogni forma di nazionalismo che sacralizza lo Stato, l’etnia o il territorio, erigendoli ad assoluto. Quando la nazione diventa idolo, la politica diventa liturgia e la guerra diventa sacramento: è la logica che ha prodotto alcune delle peggiori tragedie del Novecento e che oggi riemerge con inquietante familiarità.
“Del SIGNORE è la terra e tutto quel che è in essa” (Salmo 24:1): nessun popolo può rivendicare un possesso incondizionato su ciò che appartiene al Creatore. Le polarizzazioni che attraversano il dibattito internazionale, la riduzione di realtà complesse a slogan, la tribalizzazione delle coscienze e la demonizzazione dell’altro avvelenano alla radice la possibilità stessa del discernimento.
Richiamiamo le chiese evangeliche, con particolare urgenza, a non lasciarsi catturare da alcuna ideologia nazionalista né da alcuna visione di parte, ricordando che la nostra cittadinanza ultima è nei cieli (Filippesi 3:20) e che in Cristo la distinzione tra i popoli è attraversata, non abolita, dalla grazia (Galati 3:28; Apocalisse 7:9).
- Il diritto internazionale
Se il nazionalismo idolatrico corrode il discernimento, la conseguenza concreta è spesso il disprezzo delle regole comuni. Osserviamo con allarme crescente come il diritto internazionale umanitario, espressione di un consenso etico faticosamente maturato dopo le catastrofi del XX secolo, venga trattato come vincolo opzionale, applicabile ai deboli e sospendibile dai forti. Questa erosione è gravissima.
Diciamo questo senza assolutizzare il diritto internazionale né sacralizzarlo come se fosse, di per sé, garanzia automatica di giustizia. Anche le norme possono essere applicate in modo selettivo, anche le istituzioni possono essere strumentalizzate, anche i tribunali possono essere esposte a pressioni. Proprio per questo, però, il loro indebolimento non libera i popoli: li consegna più facilmente all’arbitrio, alla propaganda e alla legge del più forte.
Quando le nazioni ignorano le convenzioni, eludono i pronunciamenti delle corti internazionali e svuotano di significato le risoluzioni degli organismi multilaterali, viene meno l’unico quadro comune che ancora frena la legge del più forte. Le Scritture non conoscono il moderno diritto internazionale, ma conoscono il principio che lo fonda: il rifiuto dell’arbitrio e la sottomissione del potere alla giustizia. “Non giudicate secondo l’apparenza, ma giudicate secondo giustizia” (Giovanni 7:24).
Chiediamo a tutti gli attori coinvolti un rispetto pieno, verificabile e non selettivo del diritto internazionale umanitario; e alla comunità delle nazioni la volontà politica di farlo valere con coerenza, senza l’ipocrisia dei doppi standard, che ne rappresenta la negazione più insidiosa.
- Il rischio nucleare
In questo contesto, l’abbassamento delle soglie morali rende ancora più inquietante il tema delle armi di distruzione di massa. Non possiamo tacere, sarebbe irresponsabile, sul rischio atomico che incombe sulla regione e, con essa, sul mondo intero. La proliferazione nucleare e la retorica dell’annientamento totale costituiscono una minaccia che trascende ogni calcolo geopolitico e investe la sopravvivenza stessa della famiglia umana.
L’impiego, anche solo la minaccia credibile dell’impiego, di armi nucleari rappresenterebbe il culmine della tracotanza: la pretesa della creatura di disporre della creazione. “Tu distruggerai quelli che distruggono la terra” (Apocalisse 11:18).
Chiediamo con urgenza che ogni programma nucleare a fini bellici sia sottoposto a controllo internazionale reale, trasparente e non selettivo, e che la comunità delle nazioni persegua il disarmo e la non proliferazione come imperativo non soltanto strategico, ma chiaramente morale.
- Giustizia e pace
Dalla dignità della persona, dalla verità, dai limiti della forza e dalla sottomissione del potere alla giustizia discende il punto decisivo. Il Salmo 85 non accosta giustizia e pace come beni separati da bilanciare con accortezza diplomatica: li unisce in un bacio. Questa immagine profetica è la nostra bussola.
Essa esclude una pace costruita sulla rimozione del torto, sull’oblio forzato, sull’accettazione di uno status quo ingiusto; ed esclude una giustizia degenerata in vendetta perpetua, priva di un orizzonte riconciliativo. “L’opera della giustizia sarà la pace, e il frutto della giustizia, tranquillità e sicurezza per sempre” (Isaia 32:17).
Riconosciamo con realismo che la riconciliazione richiede tempo, ma il rifiuto di intraprenderla è già una condanna. “Se è possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini” (Romani 12:18).
- Tutela delle minoranze e libertà religiosa
La ricerca di una pace giusta si misura anche nella protezione dei più esposti. Nella spirale dei conflitti, le minoranze, e spesso tra esse le comunità cristiane, subiscono persecuzione, intimidazione e una cancellazione silenziosa che raramente raggiunge i titoli della stampa internazionale.
“Chiediamo che la libertà di coscienza, di culto e di testimonianza sia riconosciuta e protetta come dimensione inalienabile della dignità umana, non come concessione revocabile del potere” (Patto di Losanna, 13). “Ci impegniamo a difendere la libertà religiosa per tutti—per cristiani e per persone di altre fedi—senza confondere questo impegno civile con l’approvazione teologica di ogni credenza“ (Impegno di Città del Capo, 2010, Parte II, 2.C). Chiediamo inoltre attenzione specifica e tutela effettiva per i detenuti e per quanti subiscono vessazioni a causa della loro fede, nonché un impegno concreto e verificabile per la loro liberazione, senza lasciarci intimidire.
Non dimentichiamo gli avvertimenti del Signore Gesù, secondo i quali la persecuzione è inevitabile (Matteo 5:10–12; Giovanni 15:18–21). Proprio per questo riaffermiamo che l’obbedienza a Dio viene prima di ogni imposizione umana: “Bisogna ubbidire a Dio anziché agli uomini” (Atti 5:29).
- Preghiera
Alla responsabilità pubblica si accompagna una responsabilità spirituale, che non è evasione ma intercessione. Incoraggiamo a fare propria l’esortazione biblica: “Esorto dunque, prima di ogni altra cosa, che si facciano suppliche, preghiere, intercessioni, ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che sono costituiti in autorità” (1 Timoteo 2:1–2).
Alla luce di quanto ricordato anche dal Patto di Losanna circa la libertà e la persecuzione, invitiamo le chiese a pregare per i civili colpiti, per i feriti e gli sfollati, per i prigionieri e gli ostaggi, per chi è ingiustamente detenuto a motivo della fede, per i governanti e i negoziatori, per chi soccorre e per chi cura, per la cessazione delle ostilità e l’abbandono delle armi, e perché l’odio ceda al ravvedimento.
Ma la preghiera che non genera opere è priva di fede (Giacomo 2:17). Ci impegniamo dunque ad accompagnare l’intercessione con l’azione: aiuto concreto e verificabile, accoglienza, cura, sostegno a comunità e organizzazioni locali affidabili, e attenzione specifica a chi è perseguitato o privato della libertà per la propria testimonianza.
Con la fermezza che nasce non dalla presunzione ma dalla speranza, attendiamo il compimento della promessa: “La verità germoglierà dalla terra e la giustizia guarderà dal cielo” (Salmo 85:11). Fino a quel giorno, con umiltà e determinazione, operiamo perché giustizia e pace tornino a baciarsi, anche nel nostro tempo.
“Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Matteo 5:9).
Roma (AEI), 9 marzo 2026
COMPASS: discepolato finanziario
Incontro di presentazione a Roma il 14 marzo 2026
Roma (AEI), 9 marzo 2026 - Si terrà a Roma Fiumicino il prossimo 14 marzo 2026 dalle 10:00 alle 17:00, un incontro organizzato da Compass, un ministero sulla gestione delle finanze secondo i principi biblici, affiliato all’alleanza Evangelica Europea che lavora a livello interdenominazionale in Europa da oltre 30 anni e in Italia dal 2018.
Un’intera giornata dedicata per sensibilizzare pastori e leader di chiese locali e ministeri sparsi in Italia al tema della gestione delle finanze secondo la parola di Dio, tema che spesso è ancora considerato un taboo nelle chiese.
Con il patrocinio dell'Alleanza Evangelica si sono svolte in passato, conferenze a Roma, Torino, Caserta, Pescara, Grosseto per sensibilizzare credenti e leader di chiese ad un approccio fondato sulla Parola di Dio riguardo la gestione dei beni.
Per info e iscrizioni: https://arrowheadconferencesandevents.regfox.com/italy-conference
A cura dell’Ufficio stampa dell’Alleanza Evangelica Italiana
Tel. redazione: (+39) 333 8558174
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www.alleanzaevangelica.org
Redazione: Lucia Stelluti, Chiara Lamberti, Leonardo De Chirico, Giovanni Marino, Sergio De Blasi, Carine Francq.
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