Assemblea del Giubileo (VI): 4 domande aperte in occasione dell’850° anniversario del movimento valdese

Un contributo alla riflessione su una ricorrenza

Roma (AEI), 13 maggio 2024 – Tra i documenti contenuti nella documentazione assembleare c’era anche un contributo alla riflessione sulla ricorrenza del movimento valdese. Ecco il testo:

Nel 2024 ricorre l’850° anniversario della conversione di Pietro Valdo e della nascita del movimento valdese a Lione (1174). Si tratta di un’importante occasione per fare memoria di una lunga storia e per domandarsi quale ne sia l’eredità spirituale nel mondo contemporaneo.

Oltre all’anniversario valdese, quest’anno ricorre anche il 50° anniversario dell’Alleanza Evangelica Italiana (1974-2024). Entrambe le ricorrenze sembrano un'occasione propizia e legittima per una riflessione relativa alla mappatura dell'evangelismo italiano. Nell'Ottocento mondo valdese e Alleanza erano mondi omogenei (Paolo Geymonat docet1); ora non lo sono più. Perché? La speranza con queste quattro domande è di suscitare costruttive conversazioni sul senso della testimonianza evangelica oggi.

1. Il movimento valdese nasce nel Medioevo come risposta ad un’istanza evangelica basata sulla Scrittura come Parola di Dio prima di ogni altra autorità e sopra ogni altra verità. Essa imponeva di rinnovare e, se necessario, di “rompere” con gli schemi della cultura religiosa prevalente. Non a caso venne etichettato come “eretico”. Oggi la chiesa valdese è parte del “mainstream” cristiano e del mondo religioso caratterizzato dall’ecumenicamente corretto. E’ ancora la Bibbia intesa come Parola di Dio sufficiente, autorevole e veritiera a mobilitare la coscienza valdese? A distanza di 850 anni, che ne è di quell’impegno delle origini a seguire gli insegnamenti della Bibbia costi quel che costi?

2. Dopo l’adesione alla Riforma protestante, il movimento valdese si dota di una confessione di fede (1655) che include la piena ispirazione della Sacra Scrittura, il peccato originale, la salvezza in Cristo soltanto. Sono i cardini della fede evangelica storica. A distanza di secoli, quale importanza dà la chiesa valdese a quegli impegni confessionali? La domanda è: chi, nella chiesa valdese di oggi, crede, predica e vive gli articoli della Confessione di fede nel 1655?

3. Fino al primo Novecento, il movimento valdese è interprete del “sogno” evangelico di evangelizzare l’Italia, considerando la chiesa cattolica un ostacolo e il pensiero laico un oppositore di questo progetto. Nel corso del Novecento, la chiesa valdese è scesa a patti ecumenici con Roma e sostanzialmente si è pacificata col pensiero secolare. Il costo di questo compromesso sembra essere la perdita di mordente evangelico. Cosa è successo nel Novecento che ha portato la chiesa valdese (con poche e sparute eccezioni) ad abbracciare la corrente “liberale” del protestantesimo e poi, a cascata, tutte le sue evoluzioni, e a identificarsi nel movimento ecumenico? Cosa ha determinato la perdita progressiva del sogno di evangelizzare l’Italia?

4. Ogni storia è fatta di continuità e discontinuità. Dal punto di vista dottrinale e quindi spirituale, il movimento valdese oggi sembra essere interprete di significative discontinuità rispetto all’eredità del movimento valdese storicamente inteso, perlomeno dei suoi primi settecento anni. Le “rotture” rispetto ai cardini evangelici del movimento storico sono più profonde e rilevanti che le linee di continuità. Per l’occasione dell’850° anniversario sarà dato spazio a letture evangelicamente auto-critiche e critiche nel fare memoria del lungo percorso storico?

Come detto in precedenza, la speranza è che queste domande suscitino delle conversazioni e, nello spirito del movimento valdese delle origini, spingano a scelte radicali ispirate dalla fedeltà a Cristo e alla Sua Parola scritta.