Quale ruolo politico degli evangelici in Europa

Un seminario su Bibbia e cultura di IFES Graduate Impact

Roma (AEI), 15 settembre 2026 – Dal 19 al 25 luglio, a Woltersdorf (Germania), un gruppo di giovani adulti provenienti da diverse nazioni ha partecipato all'evento “Bible and Culture 2026” organizzato da IFES Graduate Impact. Il tema centrale è stato quello della partecipazione politica dei cristiani. Durante il corso, guidati da Julia Doxat-Purser, da venticinque anni rappresentante socio-politica dell’Alleanza Evangelica Europea (EEA) e da Christel Lamère Ngnambi, che ha a lungo lavorato presso la stessa EEA sulle politiche europee, i partecipanti hanno riflettuto sulla chiamata cristiana a partecipare fedelmente alla vita politica e culturale del proprio Paese.

La riflessione ha riguardato non tanto il “se”, quanto il “modo” in cui tale partecipazione debba realizzarsi. Poiché la vocazione cristiana coinvolge ogni ambito della vita, non è possibile sostenere che l’opera di Dio nel credente esuli dalla sfera politica o da quella culturale.

Quanto al modo, sono stati individuati due approcci da evitare: da un lato quello trionfalista, secondo cui sarebbero i cristiani a costruire il regno di Dio; dall’altro quello disfattista, per il quale i credenti dovrebbero occuparsi esclusivamente della salvezza delle anime. L’insegnamento biblico conduce invece per una terza via, capace di evitare entrambi gli estremismi. Se, da un lato, la Bibbia insegna che sarà Dio ad assicurare il rinnovamento finale della creazione, dall’altro riconosce un significato alla testimonianza dei cristiani, il cui operato è da Lui adoperato per i Suoi scopi.

Durante la settimana sono state così analizzate le testimonianze di personaggi biblici, Daniele e Neemia su tutti, e di credenti che, nel corso della storia, hanno lasciato una traccia evidente dell’opera di Dio. Tra questi William Wilberforce, che si batté contro la tratta degli schiavi; Elizabeth Fry, che si adoperò per migliorare le condizioni delle carceri britanniche muovendo dalla convinzione dell’imago Dei; e Martin Luther King Jr., che fece della lotta nonviolenta contro la segregazione razziale una testimonianza concreta del Vangelo.

Il cristiano, dunque, non è chiamato né a ritirarsi culturalmente né a perseguire l’illusione di cambiare il mondo con le proprie forze, ma a essere una presenza fedele nel tempo e nel luogo in cui Dio lo ha collocato. (Francesco Aquila)