Assemblea AEI (V): Fondazione di chiese e testimonianza nelle città
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Spunti da “Chiesa al centro” di Tim Keller
Roma (AEI), 18 maggio 2026 – A concludere la giornata è stato un panel moderato da Lucia Stelluti sui temi della missione, della fondazione di nuove chiese, della testimonianza urbana e della collaborazione tra realtà evangeliche. Stelluti ha infatti ricordato che l’AEI, lungi dal voler sostituire il lavoro delle chiese locali, esiste per promuovere, incoraggiare, favorire e consolidare le collaborazioni tra esse.
La pubblicazione in italiano del volume di Tim Keller, Chiesa al centro, Torino, La Casa della Bibbia 2025, è stata l’occasione per dialogare su questi temi.
Giosuè Bua, membro di una chiesa ADI di Milano, Gioele di Bartolomeo diacono della chiesa CERBI Breccia di Roma, Eduardo Mondola responsabile della chiesa Apostolica di Sermoneta e Michele Passaretti pastore senior del movimento Nuova Pentecoste di Aversa, si sono confrontati su cosa voglia dire nel contesto italiano avere la chiesa al centro, favorire una testimonianza impattante e contestualizzata.
Uno dei temi centrali emersi è stato quello della fondazione di nuove chiese. Gioele Di Bartolomeo ha osservato come, storicamente, molte nuove comunità evangeliche in Italia siano nate in seguito a divisioni, divergenze o situazioni di malcontento, generando spesso una percezione negativa della fondazione di chiese. Ha invece sottolineato che fondare chiese fa parte della chiamata cristiana, invitando le comunità a uscire dalla propria zona di comfort e a sviluppare un cuore per il Regno più che per la propria chiesa locale.
Sulla stessa linea d’onda Mondola ha sottolineato che le chiese spesso perdono di vista quello che è al centro del cuore di Dio (la missione) per mettere al centro i propri programmi volti all’accrescimento della propria chiesa locale più che alla moltiplicazione di chiese in ogni luogo.
Bua ha richiamato invece il rischio del “campanilismo” italiano trasferito anche all’interno delle chiese evangeliche dove più che reti di collaborazioni si alzano muri di incomunicabilità.
Infine, Michele Passaretti ha richiamato il rischio del “cannibalismo ecclesiale”, dove le relazioni tra comunità vengono vissute in termini di competizione più che di cooperazione. Da qui l’importanza di costruire ponti e relazioni sane anche a livello territoriale e cittadino.
Ognuno degli interventi ha evidenziato l’importanza della collaborazione in reti locali capaci di interpretare i bisogni spirituali e gli idoli delle aree in cui le chiese sono chiamate a lavorare insieme.
(a cura di Chiara Lamberti)

