Turismo si, ma...

In questo periodo si assiste agli usuali esodi da città ormai vuote e impietosamente martoriate dai gradi in continuo aumento della colonnina di mercurio. Accanto a città che si svuotano, ve ne sono altre che si riempiono: le città d’arte.

            Queste, con il loro ricco patrimonio di storia e di bellezza, attirano turisti da ogni parte del mondo. Ciononostante, però, non sembrano riuscire a catturare in profondità l’attenzione dei pur numerosi estimatori. Infatti, i più s’aggirano per strade e per vicoli senza coglierne pienamente il senso. Per vedere quei luoghi, hanno fatto molta strada, ma poi passano accanto a importanti monumenti senza neanche accorgersene. Si fermano, ma sembra che non vedano. Qualche acquisto, qualche souvenir, qualche frettolosa fotografia “alla giapponese”, e via. Ciechi spettatori davanti a spettacoli spesso grandiosi.

            Talvolta anche il popolo di Dio rischia di rimanere vittima della sindrome da “turista”: guarda, ma non vede. Preso com’è dalla fretta di andare avanti e di scattare un’altra foto, non si avvede delle cose che contano veramente. L’ammirazione soccombe sotto il peso della distrazione, la riflessione sotto quello dell’emozione. Ma il rimprovero del Signore e la sua esortazione sono molto forti: “Tu hai visto molte cose, ma non vi hai posto mente; gli orecchi erano aperti, ma non hai  udito nulla … Ascoltate, sordi, e voi, ciechi, guardate e vedete!” (Is 42:20, 18).

            I ritmi del turista spesso oltrepassano i confini estivi e invadono con la loro frettolosità anche il quotidiano. Il tempo si è riempito, ma il cuore si è svuotato. Rimane il ricordo di un luogo, ma non la memoria di esso, perché non lo si è veramente capito. La fretta di vedere toglie spazio all’attesa di conoscere. Ma la storia del popolo di Dio resta la storia di un popolo in cammino e non in corsa. Un cammino di dipendenza e di speranza nel Dio che permette di riconoscere cose e avvenimenti che veramente valgono, conferendo loro il giusto significato. Un cammino in cui il futuro si nutre di memoria, un cammino in cui il presente ha vero spessore, perché riconosce il trionfo e non l’estraneità o, peggio ancora, il fallimento  di Dio nella storia.

            In questo numero, Ideaitalia fornisce materiale per coltivare la memoria e per “fissare” qualche momento significativo del cammino del popolo di Dio in Italia e nel mondo. Chiese sempre più numerose cominciano a inserire l’ultima domenica di ottobre nel proprio programma, per un culto speciale e per sottolineare che Dio è Signore della storia. Anche questa presa di coscienza rappresenta un piccolo, ma significativo passo avanti nel delineare una fisionomia e porsi nella storia in modo responsabile.

            Voglia il Signore usare questo tempo perché sia veramente vissuto, e perché il Suo popolo, udendo oda, e vedendo veda veramente!

 

p.b.

 In questo periodo si assiste agli usuali esodi da città ormai vuote e impietosamente martoriate dai gradi in continuo aumento della colonnina di mercurio. Accanto a città che si svuotano, ve ne sono altre che si riempiono: le città d’arte.

            Queste, con il loro ricco patrimonio di storia e di bellezza, attirano turisti da ogni parte del mondo. Ciononostante, però, non sembrano riuscire a catturare in profondità l’attenzione dei pur numerosi estimatori. Infatti, i più s’aggirano per strade e per vicoli senza coglierne pienamente il senso. Per vedere quei luoghi, hanno fatto molta strada, ma poi passano accanto a importanti monumenti senza neanche accorgersene. Si fermano, ma sembra che non vedano. Qualche acquisto, qualche souvenir, qualche frettolosa fotografia “alla giapponese”, e via. Ciechi spettatori davanti a spettacoli spesso grandiosi.

            Talvolta anche il popolo di Dio rischia di rimanere vittima della sindrome da “turista”: guarda, ma non vede. Preso com’è dalla fretta di andare avanti e di scattare un’altra foto, non si avvede delle cose che contano veramente. L’ammirazione soccombe sotto il peso della distrazione, la riflessione sotto quello dell’emozione. Ma il rimprovero del Signore e la sua esortazione sono molto forti: “Tu hai visto molte cose, ma non vi hai posto mente; gli orecchi erano aperti, ma non hai  udito nulla … Ascoltate, sordi, e voi, ciechi, guardate e vedete!” (Is 42:20, 18).

            I ritmi del turista spesso oltrepassano i confini estivi e invadono con la loro frettolosità anche il quotidiano. Il tempo si è riempito, ma il cuore si è svuotato. Rimane il ricordo di un luogo, ma non la memoria di esso, perché non lo si è veramente capito. La fretta di vedere toglie spazio all’attesa di conoscere. Ma la storia del popolo di Dio resta la storia di un popolo in cammino e non in corsa. Un cammino di dipendenza e di speranza nel Dio che permette di riconoscere cose e avvenimenti che veramente valgono, conferendo loro il giusto significato. Un cammino in cui il futuro si nutre di memoria, un cammino in cui il presente ha vero spessore, perché riconosce il trionfo e non l’estraneità o, peggio ancora, il fallimento  di Dio nella storia.

            Voglia il Signore usare questo tempo perché sia veramente vissuto, e perché il Suo popolo, udendo oda, e vedendo veda veramente!

 

p.b.

L'Alleanza Evangelica Italiana

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