Parole / 1

 

Sarà capitato a tutti di chiedersi quanto valga la parola data. Il pensiero va subito all’operaio che ha promesso di venire a fare un lavoro a domicilio il tal giorno e poi non si presenta. Quando si era preso contatto con lui sembrava totalmente affidabile, ma poi ha rinviato il suo impegno, lasciandoci sgomenti. Ma nel lavoro ci sono state mille altre occasioni in cui la parola non ha avuto riscontro. In molti ambienti si ricorre a documenti scritti, per evitare che si perda traccia di ordini, impegni e via discorrendo. Sì, la parola non pesa più. È leggera leggera.

   La domanda sul valore della parola vale anche per la vita sociale. Quante promesse non mantenute! Il pensiero va subito al mondo politico, ma si potrebbe allargare il discorso anche ad altri contesti sociali. Le persone che promettono qualcosa e non lo mantengono sono sempre tante. Sì, la parola non è forte. È debole debole.

   E nelle chiese? È possibile interrogarsi sul valore della parola in questo contesto? Il Cattolicesimo ha una particolare predisposizione all’ambiguità della parola. Al suo interno si può trovare sia la rigida moderazione sia il tollerante dogmatismo. Nell’ambito di questa cornice sono consentite tutte le integrazioni e correzioni dovute alle circostanze del tempo. Si può impuntarsi o lasciarsi assorbire. Respingere o tollerare, rifiutare o integrarsi. Sì, la parola non è definita. È elastica elastica.

   L’impressione è che nei Paesi latini le parole siano più evanescenti che altrove e abbiano bisogno di qualche istituzione per legittimarle. In altri Paesi sembra che le persone siano state educate ad andare alle fonti, anziché servirsi d’intermediari. Ma la questione è assai più complessa e meriterebbe altri approfondimenti.

   A questo punto, viene da chiedersi se le parole che circolano nelle chiese evangeliche siano sempre affidabili. Qualcuno mi ha segnalato una ricerca fatta su alcuni giornali cristiani in merito all’imminenza di un “risveglio”. Lo si è dato per evidente, sfornando le espressioni più altisonanti e persuasive della retorica... poi, più nulla. La vita è trascorsa come sempre, e la parola data è stata sprecata.

   Vale anche la pena di pensare alle scelte di certe persone. Impegni di totale consacrazione a Dio ed espressioni di totale dedizione a un progetto svaniscono nel nulla, e la parola è avvilita: si è rivelata una semplice pulsione soggettiva. Dietro le parole, c’è un tragico vuoto.

   Ma, se alcuni sembrano semplici avventurieri, altri paiono troppo titubanti. Se alcuni si lanciano senza troppo pensare in iniziative prive di sostanza, altri rimangono sempre sulle difensive. Non c’è progetto capace di coinvolgerli in maniera piena. Ascoltano e osservano, ma non sanno scegliere, e quando si esprimono non hanno forza. Si tratta di una parola non solo pudica, ma rachitica, incapace di slanci e passioni.

   Sì, le parole possono essere declinate in mille modi. Anche all’interno della comunità cristiana possono avere diversi usi. Parole che edificano e altre che demoliscono; parole limpide o faziose; precise o ambigue; semplici o doppie. Il discorso meriterebbe di essere prolungato, ma per questa volta può bastare. Può essere un buon punto di partenza per suscitare certe domande e stimolare la riflessione.

   D’altro lato, le parole non sono entità a sé stanti: hanno il peso di chi le pronuncia. Anche se a volte le parole sono le stesse, non hanno lo stesso effetto, perché chi le usa non le accompagna con lo stesso spessore. E il discorso si dilata. Fa pensare alle parole come a entità complesse.

   L’AEI si rifà a una Parola e a una storia per nulla trascurabili. C’è la Parola di Dio che è stabile nel tempo e ci sono uomini di Dio che attestano la serietà dell’impegno. L’AEI è fiera di collocarsi in questa prospettiva di consistenza, fermezza e affidabilità.

P.B.

L'Alleanza Evangelica Italiana