PARAMETRI
Le foto che mi mostrava quel fratello raffiguravano riunioni con tantissimi credenti. Il suo entusiasmo si toccava con mano. Rispetto alla modestia di tante iniziative nostrane, si trattava di raduni “oceanici”. Mi facevano sentire piccolo piccolo, ma anche incoraggiato e poi sfidato. Quel “successo” sembrava suggerire la necessità di assumerlo come modello.
Sì, anche gli evangelicali hanno bisogno d’incoraggiamento. Quando si sente che nel tal Paese la percentuale degli evangelicali è in forte crescita, che diversi uomini d’affari hanno aderito alla fede, che diversi evangelicali sono diventati parlamentari nel loro Paese… si prova un senso di sollievo. La fede evangelica non è solo per un “piccolo gregge” con problemi.
Il “successo” dell’opera in un Paese o una città può rimbambire o confortare, umiliare o esaltare, ma non dovrebbe prescindere da una riflessione più ampia. Alcune recenti vicende in campo economico hanno dimostrato che non basta accontentarsi dell’immagine o delle comunicazioni ufficiali. Queste ultime possono apparire trionfalistiche ed essere allo stesso tempo parziali o false. Molti sono rimasti abbagliati dal clima delle comunicazioni, senza preoccuparsi dei parametri di verifica. Alla luce di queste rovinose esperienze, si ammette ora che sono mancati i controlli del caso e che non sono state tenute presenti le regole del settore.
Anche se molti evangelici possono ignorare quali devono essere i termini di raffronto delle attività economiche, dovrebbero sapere quali sono quelli delle attività spirituali. Ogni attività ha i suoi parametri e, anche se non si capisce perché si debba talvolta usare un termine straniero come “standard” per parlarne, bisogna farsi qualche domanda. Anche la vita ecclesiale e spirituale ha delle regole.
L’amore di cui parla la Bibbia respinge atteggiamenti di sospetto e diffidenza, e invita a credere piuttosto che a dubitare. Guai a essere scettici per partito preso! Si tratta però di avere presenti alcuni criteri, per valutare le varie attività. Perché essere sensibili a certi parametri in talune occasioni e farsi prendere solo da quello numerico in altre?
Sarebbe possibile elencare alcuni parametri per la crescita della chiesa? Ecco alcune ipotesi, ma il lettore potrà aggiungerne altre. Si potrebbe assumere quello della conoscenza di Dio? Quello della santità e della consacrazione? Quello della maturità spirituale dei credenti? E poi, che dire della partecipazione? Le chiese non dovrebbero essere composte da professanti? È corretto vedere soltanto un leader o un gruppo di lode veramente coinvolto nel culto a Dio? La leadership non dovrebbe essere contrassegnata dalla pluralità? Che cosa pensare se dietro a certi leader c’è il vuoto? Se mancano veri collaboratori? E le chiese, non dovrebbero essere caratterizzate dalla multietnicità?
È soddisfacente avere chiese formate da persone appartenenti alla stessa origine regionale o nazionale? Aggregazioni segnate prevalentemente da legami familiari, regionali, etnici? E le chiese locali, vivono il senso dell’unità cristiana in senso biblico? Ha senso parlare di unità, se i singoli credenti non sanno neppure cos’è la “Settimana internazionale di preghiera” che l’Alleanza evangelica organizza da più di 157 anni? E poi, esiste una ricaduta sociale sul territorio? Si riesce a offrire sollievo alle contraddizioni sociali in cui ci si trova? Qual è l’impatto culturale delle comunità? I leader, gli studenti, sono veramente impegnati a ricercare e a perseguire un’alternativa culturale?
Lode a Dio per ogni segno di crescita numerica del Suo popolo, ma lode a Lui perché una vera crescita non si accontenta di uno o due parametri!
p.b.
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