Com’è noto, quest’anno ricorre il 300º della nascita di Jonathan Edwards. Egli è stato rievocato attraverso pubblicazioni, convegni e altre iniziative. Ma la partecipazione ai numerosi incontri organizzati in diverse città è stata scarsa.
Il suo è un messaggio forte e offre spunti di riflessione interessanti, ma non sembra abbia avuto molto significato. C’è chi sogna un “risveglio”, ma non ritiene di dover fare alcuno sforzo. La “Domenica della memoria” di fine ottobre, suggerita dall’Alleanza, potrebbe essere una nuova occasione per la riflessione. Per quanto mi riguarda, la lettura di alcuni sermoni di Edwards, mi ha profondamente provocato. L’impressione però, è che non se ne debba parlare.
Quest’anno, ha inoltre cessato le pubblicazioni Fedeltà apostolica. La morte di una rivista dà sempre da pensare. L’impressione, però, è che non se ne debba parlare.
Forse si potrebbero aggiungere altri elementi per riflettere. Elementi che possono sfuggire all’Ispes, non a Dio. L’adorazione è superficiale. La spiritualità è evanescente. L’impegno è formale. L’evangelizzazione non incide. Le vite sono spente. Molti conduttori sono in crisi; i giovani, privi di veri sogni cristiani. L’individualismo domina. Se ci sono esempi di convergenza, sono spesso dettati più da interessi tattici che teologici. L’interesse per conoscere di più Dio e farsi formare è scarso. Orgoglio, invidie. C’è sofferenza, aridità. Diverse questioni sono state messe alle spalle senza vere confessioni. Si sono così create stratificazioni peccaminose, che inibiscono e bloccano. Per introdurre questi vari aspetti, ci si potrebbe servire dell’avverbio “talvolta”, ma questi elementi non vanno sottovalutati. L’impressione però, è che non se ne debba parlare.
Non si sa né ci si vuole dire la verità; e allora, guai a tentare di dirla! Meglio simulare. Meglio far conto che tutto vada bene. Si preferisce proiettare l’attenzione su altre questioni. Questioni anche di un certo interesse, capaci di suscitare interesse, ma incapaci di modificare il quadro esistente. Questioni che finiscono per distrarre e allontanare da quelle veramente importanti.
Molte persone hanno così continuato a fare le vacanze come se nulla fosse. Sono rientrate con facce paffute, ma spente; piene, ma vuote; riposate, ma non rinnovate. Anche quest’anno la vita delle chiese è ripresa come tante altre volte. Si continua a fare programmi, a scrivere date, a organizzare eventi, ma l’impressione è che non si avanzerà. Possibile che non ci sia qualche dubbio?
Sembra che nessuno sappia veramente dove si sta andando. Si proseguirà con i riti e ci si accontenterà di amministrare il quotidiano. Qualcuno sarà risucchiato da tendenze più movimentistiche, qualcun altro da quelle più istituzionali; ma il quadro di fondo non cambierà. Si spera sempre in qualche sussulto. Bisogna attendere la visita di qualche altro leader speciale?
Si potrebbero ricordare più di una decina di leader carismatici e altrettanti studiosi provenienti dall’estero negli ultimi anni. Si può rendere lode a Dio per diversi di loro, ma forse basterebbe anche un sermone di Edwards a metterci con le spalle al muro!
Ci si può interrogare? Se ne può parlare? Certamente si deve pregare, nessuno ne dubita. Ma non sarebbe il caso di riflettere e parlarsi?
Sembra esserci una specie di omertà, che impedisce perfino di parlarne! Qualche sfogo qua e là lo si può registrare, ma ritrovarsi per riflettere e parlarne è un’altra cosa. Non si tratta di trovare una semplice soluzione, bensì di aprirsi a una diversa visione: una visione che non si accontenta dell’inevitabile. C’è un cuore per essa? Forse non è giusto continuare ad andare avanti facendo finta di nulla.
Una chiesa dominata da spiriti qualunquistici, sarebbe ancora una chiesa degna di questo nome?
Se così fosse, si dovrebbe davvero parlare di vera persecuzione! Sarebbe grave, infatti, se la chiesa fosse perseguitata dal qualunquismo. Bisognerebbe forse avere l’ardire di fermarsi, sforzandosi di dirsi la verità.
Dio può essere nuovamente messo al primo posto nella scala delle priorità, e l’alleanza potrà essere rinnovata.
p.b.
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