Un’occasione di crescita

 

 I devastanti attacchi aerei al Pentagono e alle due torri del World Trade Center di New York, quasi certamente perpetrati da terroristi del fondamentalismo islamico, potrebbe portare (c’è da sperarlo!) tutto l’Occidente a un bivio.

     Dopo l’11 settembre, il giorno dell’attacco, a più riprese, commentatori, politici e capi di governo hanno affermato che ciò che è successo non è stata semplicemente un’aggressione agli Stati Uniti, bensì un assalto a tutta la cultura e civiltà occidentale.

     Non so quanto tempo durerà la riflessione, ma questo fatto ha visibilmente scosso la gente dal suo torpore fatto di pingue materialismo.

     Le agenzie di viaggio e le compagnie aeree lamentano già segni di crisi, il turismo è in forte calo...

     In qualche modo, credo che la tragedia abbia scosso anche il senso di amor patrio e di appartenenza alla cultura occidentale, sollecitando l’esigenza di riscoprire, come ha detto il nostro presidente della Repubblica, “la solidarietà, la pace, la fratellanza fra i popoli e la dignità della vita”.

     Non facciamo nessuna fatica a credere e a sostenere l’importanza e la nobiltà di questi valori, non solo perché li afferma la Carta universale dei Diritti dell’uomo, ma perché, in definitiva, si fondano sul fatto che l’uomo è un essere unico, creato a immagine e somiglianza di Dio.

     Il problema è che questi valori, essendo stati da tempo staccati dalle radici della fede giudeo-cristiana che li aveva originati, sono stati privati del loro senso e della loro forza.

     Per esempio, un’affermazione del primo ministro inglese Tony Blair mi è sembrata vuota di senso. Egli ha affermato che coloro che hanno commesso questo crimine negli USA “non hanno avuto nessun riguardo per la santità e il valore della vita umana”.

     Come si può pronunciare una cosa così alla leggera in un Paese (la Gran Bretagna) che conta un alto tasso di aborti ed è favorevole all’eutanasia?

     Recentemente, Silvio Berlusconi ha esaltato la civiltà occidentale. Con quale disinvoltura ha potuto farlo in un Paese, come l’Italia, che mostra di avere uno scarsissimo senso civico?

     Come possono i Paesi occidentali farsi paladini di tali valori, quando, al loro interno, in tanti modi e sotto tanti aspetti, questi stessi valori sono continuamente calpestati?

     La verità è che, nei nostri Paesi europei, poiché abbiamo rigettato ogni legame con la tradizione giudeo-cristana rivelata nella Bibbia (tradizione che è stata la base e la forza motrice del nostro progresso e della nostra civiltà), abbiamo usato male la nostra libertà, e siamo caduti nell’ignoranza e nell’arroganza più letali. Così, abbiamo chiamato bene ciò che è male e progresso ciò che è decadenza.

     Quando l’Islam si riferisce all’Occidente come al “grande Satana”, credo che ci sia qualcosa di vero in questo giudizio!

     Davanti a una tragedia del genere, ora tutti si chiedono se i Paesi occidentali riusciranno a fermare e a sconfiggere gli attacchi di nemici così determinati e fanatici.

     Qualche anno fa, fu pubblicato in inglese un libro molto interessante, in cui si descrivevano ed esaminavano i vari mutamenti storici. Cito una frase dell’autrice: “Nel considerare le diverse civilizzazioni, sono rimasta sorpresa dal fatto che molte di esse, nonostante un’evidente superiorità tecnologica, non siano poi state salvate dal declino da questa loro superiorità. La tecnologia degli antichi greci era superiore a quella dei romani, e la tecnologia romana era superiore a quella dei popoli barbari, ma entrambe queste civiltà finirono ugualmente in rovina”.

     Per venire ad avvenimenti più recenti, l’autrice cita il ritiro degli USA dal Vietnam (anni ’70) e quello dell’URSS dall’Afghanistan (anni ’80) come evidenti esempi della sua constatazione.

     Nel guardare al nuovo fronte di guerra aperto dalla jihad dell’estremismo islamico, la conclusione dell’autrice non può essere più attuale e pertinente: “Nonostante la considerevole e più avanzata tecnologia occidentale, la nostra cultura del sensazionale e del frivolo, così ossessionata dall’individualismo, davanti a un nemico pronto a morire per raggiungere un bene maggiore, potrebbe anche non farcela?”.

     In effetti, i nostri Paesi secolarizzati, in cui la gente crede soltanto nel presente, nel piacere del momento e non possiede, di norma, valori e motivi per cui valga la pena morire, è difficile credere che abbiano la fibra morale e culturale per difendersi.

     È probabile che i terroristi, grazie ai mezzi e alla collaborazione fra i vari Paesi, siano catturati e gli Stati che li hanno appoggiati subiscano serie conseguenze, ma ciò non esclude un’inevitabile domanda di fondo: in che modo la nostra civiltà occidentale si può svegliare dall’indifferenza e dal sonno del materialismo in cui è caduta? In che modo può essere resa sensibile (al di là dei discorsi ufficiali e di circostanza) a quei valori di cui ognuno ha bisogno e che sono descritti nella Bibbia?

     Chi ha conosciuto il Vangelo sa bene che problemi di questo tipo si risolvono alla radice, non con leggi speciali né con interventi militari punitivi (anche se è giusto che la giustizia faccia il suo corso), ma soltanto quando il Vangelo è accettato e Dio trasforma i cuori e le menti delle persone.

     Non sarà l’Islam a portare vera pace nel mondo, perché è una fede totalitaria, spesso imposta con la forza delle armi; non sarà neppure l’avido materialismo, poiché sa solo produrre drammatiche disuguaglianze nella società.

     È il Vangelo – che parla dell’incondizionato amore di Dio – il messaggio che tutti hanno bisogno di ascoltare! Solo questo messaggio provoca un vero cambiamento nella vita di chi crede, e di conseguenza nella società e nei rapporti fra popoli. Daranno un segnale di lungimiranza e di saggezza quei Paesi che, se non altro, non ostacoleranno la predicazione del Vangelo.

     Sarebbe una grande svolta se, per fare solo un esempio, il governo italiano, oltre a dare il permesso di costruire moschee, permettesse agli evangelici (che, come cittadini italiani, lo chiedono da anni attraverso l’AEI) di avere uno spazio sui canali della Rai!

N.C.

L'Alleanza Evangelica Italiana

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