Malinconia

Che cos’è la ripresa delle attività dopo la pausa estiva? Raccoglievo la reazione di un fratello che dipingeva la situazione della comunità di appartenenza come “malinconica”. Il riposo delle vacanze avrebbe dovuto contribuire a ricreare le persone, dando loro un rinnovato slancio per la ripresa delle attività. Ma niente di tutto questo. Prevaleva una diffusa malinconia.

   La malinconia è lo stato d’animo tipico dell’uomo spaesato: quello di chi sta dove non vorrebbe stare. C’è dunque nostalgia per qualcosa che non si è mai veramente avuto. Non si ama più la vita che si ha, ma quella che si aveva o si vorrebbe. A parte qualche sussulto, si rimane dimessi.

   Si fa strada un atteggiamento selettivo della memoria. Del passato si privilegiano dolcezze e luci e si trascurano amarezze e ombre. La malinconia è proprio il sentimento di chi ha molto concepito, desiderato e sperato, senza vederlo realizzato.

   Questo sentimento ha una valenza fortemente individuale. Ne soffrono molti, ma ciascuno ha una sua propria sofferenza. Si delinea così un clima generale e collettivo segnato dallo stesso humus, ma la sua scaturigine è a livello dei singoli. Si afferma come una dimensione collettiva, ma è alimentato da un profondo individualismo.

   Si tratta di un quadro desolante, totalmente diverso da quello che si penserebbe dopo le vacanze. Anche se abbronzate ed esteriormente distese, le persone sono interiormente malinconiche. Difficile coinvolgerle in un grande progetto. A qualcuno verrebbe proprio la voglia di abolire questo periodo dell’anno. Forse è troppo, ma si avverte l’assenza di una riflessione creativa.

   Bisognerebbe probabilmente ripensare a questa sfera sia che si pensi a vacanze da soli, sia che si pensi a vacanze con la famiglia o in gruppo.

   I pastori fanno del loro meglio per ricompattare le comunità. Anziché ripartire sulla scorta di un vero slancio, bisogna temporeggiare e recuperare quello che dovrebbe essere un popolo. Bisogna aiutarlo a riannodare i fili, a rientrare in un discorso di popolo.

   Quando le energie ci sono, si avverte una malinconia di tipo ancora diverso. È la dolorosa sensibilità a ciò che pare difettoso e incompiuto nella comunità. Durante le vacanze si sono fatti pensieri o esperienze che allontanano dalla comunità. Si sono accarezzati sogni totalmente incompatibili con la concretezza del quotidiano. Rimane un profondo tormento nel cuore. La testa si fa pesante, gli occhi si abbassano, il parlare diventa lento, la possibilità di prendere decisioni si riduce, la tristezza si diffonde. E allora non c’è attività della chiesa che tenga. La questione è altrove, e non sarà certo una vita frenetica e superficiale a modificare questo umore.

      I pastori devono saperlo e rendersi conto che, se qualcosa impedisce di essere arditi, bisogna trovarne le vere cause e rispondervi con la Parola di Dio. Il ricordo delle liberazioni di Dio può contribuire a delineare scenari diversi da quelli segnati dalla malinconia. Può servire a sottolineare che Dio è e ha un progetto per il suo popolo, che non è stantia ripetizione di una storia, ma una vera presenza in essa.

   La “Domenica della memoria” che l’AEI propone, e che quest’anno cadrà il 27 ottobre, non è una fuga nei “bei tempi antichi” né un tentativo posticcio di far fronte al venir meno delle certezze. È l’occasione per prendere coscienza della solidità della provvidenza di Dio. È l’affermazione della dignità di una storia. È l’occasione per rilanciare la testimonianza, forti della promessa di Dio che non cambia. Non è malinconia, ma parresìa, quella che viene da Colui che è lo stesso ieri, oggi e in eterno. 

P.B.

L'Alleanza Evangelica Italiana