Un aspetto da non trascurare
World Trade Center e oltre…
Il mondo intero si è fermato l’11 settembre scorso di fronte all’immane tragedia dell’attentato alle torri gemelle di New York, sede del World Trade Center (il Centro del commercio mondiale).
Due aerei di linea americani, dirottati da terroristi, sono stati usati per un attacco al cuore economico degli Stati Uniti d’America. Sembravano le scene di un film hollywoodiano, arricchite da spettacolari effetti di fotomontaggio e da “miraggi” computerizzati… Era, invece, realtà. Una realtà terrificante, che si andava consumando sotto gli occhi di tutto il mondo.
Parole di cordoglio e di solidarietà hanno accompagnato la riflessione. Piste, complotti, possibili mandanti: tutto, per l’opinione pubblica, era già appurato a distanza di solo qualche ora.
Si sostiene che “nulla sarà più come prima”. Ma perché ciò avvenga sul serio, occorre capire le vere motivazioni e cambiare le categorie. Attualmente, la ricerca delle motivazioni non sembra andare avanti da sé. Anzi, si ha l’impressione di averle soltanto sfiorate.
Forse varrebbe la pena chiedersi se non siano da ricercare nella guerra del 1991 contro l’Iraq. In quell’occasione, l’America pensò di tutelare i propri interessi, inviando sul territorio dell’Arabia Saudita il proprio esercito.
Vinta la guerra contro l’Iraq e liberato il Kuwait da Saddam Hussein, le guarnigioni di stanza in Arabia Saudita non furono ritirate. Ciò fu ritenuto dai popoli islamici un affronto religioso, perpetrato dal “Satana occidentale”, gli USA. In Arabia Saudita si trovano, infatti, due delle tre città sacre per l’Islam (La Mecca e Medina), e quel territorio sacro veniva in quel modo “contaminato” dall’eresia occidentale. I tristi fatti dell’11 settembre scorso potrebbero allora essere causati da questioni religiose.
L’America si è forse illusa di poter affrontare le relazioni internazionali sulla scorta delle semplici coordinate economiche. È un grande limite.
Questa può essere, dunque, la fine di un’illusione: quella del primato di Mammona. Le regole delle relazioni internazionali vanno sicuramente riscritte, ma riscritta dev’essere pure l’agenda che ha messo l’economia al primo posto dei valori.
L’economia (come pure la politica e l’esercito) fa le sue battaglie, tralasciando le vere questioni del conflitto. Non c’è allora da meravigliarsi dell’impressione di persistente impotenza. Stupisce, invece, che si faccia di tutto per rimuovere la natura religiosa e spirituale del conflitto.
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