CREATIVI
“L’Italia ha le pile scariche”. Così il titolo di un giornale alcune settimane fa sintetizzava il resoconto di una ricerca realizzata dal Censis sulle condizioni della nostra nazione.
Una fredda, ma attendibile raccolta di dati, dopo aver fotografato in maniera impietosa la preoccupante situazione sociale, politica ed economica dell’Italia, analizza le prospettive per il futuro e affonda il bisturi in quella che ritiene essere la piaga più grave del paziente in esame: l’aridità culturale.
Mancano le idee, scarseggiano le innovazioni, latitano le iniziative. La nave si è arenata – e questo è già un grosso guaio –, ma ciò che maggiormente disturba il sonno degli italiani è la mancanza di intuizioni, di progetti e di coraggio, capaci di riportarla al largo, con il vento in poppa.
Non s’intravede neppure un minimo cenno di reazione, e non è il caso di contare sulle nuove leve, allevate con i narcotizzanti della TV e gonfiate dagli ormoni dei videogiochi.
È morta la proverbiale fantasia italica, artefice di insperati “colpi di genio” nei momenti più bui della nostra storia. È latitante l’estro creativo, ex-titolo più quotato alla borsa dei nostri pregi in campo internazionale. La statistica in questione ha inesorabilmente depennato la voce “creatività” dalle risorse nazionali, e si sa che la mancanza di idee e di innovazioni è indice d’inesorabile declino, nonché d’impotenza, di fronte ai problemi più scottanti della vita di un Paese.
L’esistenza degli italiani è sempre più insipida, ripetitiva e deprimente, invischiata nel circolo vizioso del lamento, delle recriminazioni e della nostalgia. Fin qui i sintomi.
Non è questa la sede per individuare cause e rimedi, ma è senza dubbio nostra responsabilità chiederci: “E gli evangelici?”.
È un’ottima occasione per restringere l’obiettivo sulla vita del popolo di Dio in Italia e interrogarsi onestamente sul suo stato e sulle sue prospettive. Ci si chiede, infatti, quali risultati emergerebbero, se la stessa ricerca fosse fatta su un campione esclusivamente evangelico. Quali valori presenterebbe la voce “creatività”? Quale contributo viene dato, per migliorare le disastrate quotazioni del titolo a livello nazionale?
Chi avesse voglia d’incontrare gente ricca di idee, intraprendente, con spunti e iniziative in grado di risolvere problemi e offrire prospettive per il futuro, può avvicinarsi al mondo evangelico? Forse qua e là si può anche dare qualche risposta affermativa, ma l’impressione è che il livello generale nelle chiese evangeliche non superi affatto quello del resto degli italiani.
Anzi, eloquenti indicatori, quali le pubblicazioni editoriali, i temi di certi incontri e conferenze pubbliche, il ruolo marginale conferito alla predicazione, l’assenza dai centri decisionali negli enti locali, nelle scuole, nelle aziende, ecc., parlano di un’entità anonima che addirittura spinge verso il basso i valori in questione. Forse si pensa perfino che non sia legittimo essere creativi allo scopo di migliorare la qualità della vita sociale. L’ingegno, infatti, andrebbe sollecitato solo all’interno delle mura ecclesiastiche, per colorare e movimentare gli incontri settimanali o per compiere rapide incursioni evangelistiche all’esterno. Oppure non si riconosce al pensiero cristiano un’autentica forza innovatrice in qualsiasi ambito della vita, e ci si limita a copiare o a subire i modelli e le povere iniziative altrui.
È certamente una questione di fondamenta. Se quelle dell’Italia sono inconsistenti e sbriciolate, che ne è delle nostre?
È Cristo effettivamente la “pietra angolare” su cui s’innalza l’edificio? Il Suo Regno è la vera prospettiva che alimenta la vocazione a costruire? Se sì, allora si può osare!
Il popolo di Dio ha le carte in regola per essere pieno di energie, propositivo, ambizioso e creativo, perché Dio stesso è tutto questo! La creatività è un elemento implicito nella vocazione cristiana. La dottrina biblica non è un vestito da indossare per compiacersi, guardandosi allo specchio, bensì una piattaforma solida e stabile su cui poggiare entrambi i piedi e da cui partire, liberi di sprigionare passione, vigore, creatività e intraprendenza.
Per l’AEI, non verrà certamente dal resoconto di un sondaggio lo stimolo ad agire, ma dalla profonda convinzione di rappresentare l’unità e la voce di un popolo chiamato a essere una fucina laboriosa di progetti, innovazioni e investimenti, allo scopo di vivere “per il bene della città” (Geremia 29:7), alla gloria di Dio.
s.d.b.
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L'Alleanza Evangelica Italiana