CONTESTUALIZZARE
Recentemente, ho avuto occasione di assistere a un’importante conferenza per pastori e predicatori. L’obiettivo era quello d’incoraggiare chi ha il ministero della Parola. Il contesto era solenne, così come la serietà dei conferenzieri. A giudicare dalle reazioni registrate, gli oratori hanno sicuramente raggiunto l’obiettivo.
Non è facile raggruppare novecento predicatori, e non è neppure facile essere loro d’incoraggiamento! Chi esercita tale ministero, sa la trepidazione che lo caratterizza, le tensioni che l’accompagnano e il travaglio di tale servizio.
Il vero predicatore è spesso molto solo. Deve lottare con la Parola di Dio e con le persone cui deve annunciarla. Vuole vedere la gloria di Dio, udire la Sua Parola, trasmetterla, vederne i frutti. Che sfida! “Predicatori”: non c’è da meravigliarsi se quelli degni di questo nome sono veramente pochi.
L’edificio in cui si svolgeva la conferenza portava i segni della nobiltà! Aveva alcune centinaia di anni, ed era nel centro di una delle più importanti città del mondo. Durante gli intervalli della conferenza, mi è capitato di uscire. All’esterno, svettavano grattacieli impressionanti. Era tutto un andare e venire di persone. Si capiva bene che non erano semplici portaborse. Ferveva, tutt’attorno, una frenetica attività. Se si fosse chiesto a quelle persone se stessero facendo la storia, avrebbero risposto negativamente. Sarebbe stato eccessivo. Avrebbero ammesso, però, di essere coinvolte in operazioni economiche importanti. Con il loro operato avrebbero contribuito a far crescere o diminuire gli indici della Borsa.
A giudicare dalle apparenze, sarebbe stato difficile sostenere che la Parola annunciata avesse un vero impatto in quel contesto. I novecento pastori avrebbero ascoltato e sarebbero tornati a casa con molti elementi d’incoraggiamento. Ma che cosa sarebbe giunto a quelle persone eleganti e indaffarate che percorrevano la City? Avrebbero saputo che quelle novecento persone erano giunte là per udire la Parola di Dio? Sarebbe giunta loro qualche eco di una prospettiva cristiana per i loro affari? No, tutto sommato, sarebbero rimasti percorsi paralleli. Ciascuno sarebbe rimasto nel proprio mondo. Possibile che, per udire qualcosa sulla questione, occorra aspettare ciò che viene da Roma?
Mi è venuta allora in mente una delle regole più elementari della scienza della predicazione: la contestualizzazione. Il testo deve fare i conti con il contesto. Bisogna intercettare le necessità degli ascoltatori e offrire loro la prospettiva di Dio.
Senza di essa, anche le persone più attive rischiano di rimanere solo dei burocrati che amministrano stancamente il proprio lavoro. Un’esposizione della Parola, senza contestualizzazione, non è vera predicazione. In tutte le occasioni, persino quando si parla di storia, bisogna osare prolungare la riflessione. Il rischio è sempre quello dell’idealizzazione, della sublimazione, della speculazione.
Anche la “Domenica della memoria”, proposta dall’Alleanza evangelica, non è una semplice operazione archeologica: mira a suscitare interrogativi tali da essere rilevanti anche nel contesto attuale. La memoria che, a sua volta, non produce storia, ha poco senso.
Anche quest’anno non mancano spunti per la riflessione e, chissà?, per la conversione. Voglia Dio dare alla Sua chiesa predicatori veramente impegnati a contestualizzare, e un popolo pronto a farsi provocare per la Sua maggior gloria!
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L'Alleanza Evangelica Italiana