Clientelismo
Che cosa c’entra un termine così pagano con la fede cristiana? Il
clientelismo è un sistema di rapporti tra persone basato sul favoritismo. Si
facilita l’altro per reciproco interesse e non nel rispetto delle regole
riconosciute.
A prima vista, un
comportamento del genere non ha proprio nulla a che fare con la fede; lo si può
pensare in rapporto al mondo politico, ma sembra difficile collegarlo alla fede
cristiana. Se si riflette un momento, però, ci si accorgerà che anche il mondo
cristiano può scivolare in atteggiamenti simili.
Per rendersene conto,
ci si può interrogare sui motivi che reggono certi rapporti. È veramente
possibile affermare che le varie relazioni si fondano esclusivamente sui principî
della Parola di Dio, oppure vi sono anche altri motivi? Ad esempio, i credenti
aderiscono a una chiesa perché in essa si predica fedelmente la Parola di Dio e
si amministrano correttamente gli ordinamenti del Signore, oppure la scelgono
per altri motivi? (Si badi bene, non “chissà quali motivi”, ma motivi di
semplice opportunità.)
La predicazione della
Parola di Dio rappresenta veramente il punto focale che condiziona tutto il
resto, oppure ve ne sono accanto altri molto meno nobili? Qualcuno dichiara oggi
che la predicazione della Parola di Dio sia fondamentale per l’appartenenza a
una chiesa, ma, non appena si scrosta la vernice, si deve concludere che vi è
tutt’altro. Si vuole far credere che la predicazione sia importante per la
vita di chiesa e dei singoli, ma poi si vive in nome di motivi torbidi.
Si può affermare che
i vari responsabili determinino i diversi obiettivi muovendosi in un contesto
oggettivo, oppure lo fanno in un contesto soggettivo? Si circondano di colleghi,
o di cortigiani? Di collaboratori, o di sudditi? I “dispettucci” che si
attuano non sono segno, a volte, di relazioni di stampo clientelare?
L’impressione che talvolta si ricava da certe osservazioni è che vi siano
pochi uomini in grado di attenersi a ciò che tiene, mentre sono molti quelli
che si lasciano condizionare da interessi meschini. Le cose sono talmente
personalizzate da arrivare a trascurare e a ignorare ogni altro tipo di
considerazione. E così si fa la solita “conigliata” di non prendere
posizione sui conflitti, rimandando tutto a problemi personali.
Il Signore ha
insegnato a non avere atteggiamenti personalistici, ma non è proprio questo ciò
che accade? Non ci sono forse cose che avvengono dietro le quinte? Manovre “di
corridoio”, che spiazzano chi vive la fede con trasparenza?
Ci sono cose che fanno
pensare a tutt’altro che al regime della fede evangelica.
Molte chiese
evangeliche cominciano a celebrare la “Domenica della memoria” alla fine di
ottobre. È un modo per sottolineare alcuni criteri utili anche a definire che
cosa sia o non sia una realtà religiosa. I Riformatori non si accontentavano di
valutazioni generiche, ma avevano individuato molto bene gli strumenti oggettivi
per ascrivere a una realtà religiosa l’attributo di vera chiesa oppure no.
Il nostro Paese non ha
bisogno di un’operazione di “maquillage”: ha bisogno di una profonda
“riforma”, che operi a trecentosessanta gradi. Allora, non si guarderà più
con diffidenza agli aspetti teologici e oggettivi, e con gran trasporto a quelli
di carattere sociologico e soggettivo, ma si guarderà a Colui che sa cambiare
gli uni e gli altri, affinché tutto sia veramente alla Sua sola gloria
P.B.
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