L’Alleanza Evangelica Mondiale

Lo spessore di un sogno

L’Alleanza Evangelica Mondiale (AEM) appare l’organo più rappresentativo del firmamento evangelicale, perché ha dato alla visione evangelica dell’unità un autentico respiro internazionale.

 Quest’organismo si collega storicamente con l’Alleanza Evangelica, fondata nel 1846 a Londra, che nacque per favorire l’unità evangelica sul piano interdenominazionale e internazionale.

   Nelle parole dello storico del movimento ecumenico, Stephen Neill, questa è “la prima società chiaramente formata in vista dell’unione dei cristiani”, una società che ha alle spalle più di un secolo e mezzo di storia e che si è sviluppata un po’ in tutti i continenti assai prima della nascita della sensibilità ecumenica in ambito liberale e cattolico.

   Le sue origini vanno collocate in seno al fermento religioso del XIX secolo. In quel contesto si formò un comitato ad hoc, composto da esponenti di diverse chiese per discutere dell’unità della chiesa (1843). All’incontro, previsto in un locale per 400 persone, se ne presentarono 11.000!

   In un tempo di grande incertezza religiosa e sociale si fanno strada vari bisogni. Le grandi città industriali sono attraversate da scioperi e rivolte: a Londra è pubblicato il Manifesto comunista (1848) di Karl Marx e Friedrich Engels.

   La Francia, la Germania e l’Italia registrano grandi movimenti sociali o politici.

   Anche la chiesa è scossa da diversi fermenti. Ci sono risvegli in Inghilterra, in Italia e in molte altre nazioni.

   Il Secondo Grande Risveglio (1791-1842) porta l’eco della teologia di Jonathan Edwards e ha creato un desiderio di maggiore comunione.

   In Svizzera, Merle D’Aubigné propone una “confederazione fraterna”.

   In Gran Bretagna e negli Stati Uniti si moltiplicano gli auspici per una maggiore unità anche tra denominazioni diverse.

   Tutto ciò trova la sua manifestazione in una “Conferenza Generale” (19/8-2/9), a Londra nel 1846, per dare origine all’Alleanza Evangelica. Tredici giorni d’incontri tra 800 leader provenienti da 52 “gruppi di cristiani” con rappresentanti anche di altri Paesi.

   Essi si preoccuparono di affermare che l’idea era, non di formare una nuova organizzazione ecclesiastica, bensì di promuovere l’unità già esistente tra di loro. Lo scopo era di “proclamare l’unità che la chiesa di Gesù Cristo già possiede come Suo corpo”.

   Si trattava, non di creare l’unità, ma di confessarla insieme. E i partecipanti partirono da quell’incontro con il sentimento di aver assistito a una specie di miracolo: il miracolo di stare insieme, secondo le parole del Salmo 133 (“Ecco quant’è buono e quant’è piacevole che i fratelli vivano insieme”), che fu letto in quell’occasione.

   Essi erano “profondamente convinti di quanto sia auspicabile formare una sorta di confederazione sulla base dei grandi principî evangelici comuni tra di loro, che possa offrire un’opportunità per coltivare amore fraterno, godere della reciproca collaborazione e promuovere quegli obiettivi concordati insieme di volta in volta”.

   A questa dimensione si ricollega l’impegno dell’Alleanza per la “Settimana mondiale di preghiera”. A partire dal 1861, l’Alleanza promuove quest’incontro nel mese di gennaio. All’inizio fu qualcosa di rivoluzionario, perché i suoi ideatori erano convinti che, senza dover rinunciare alla propria specifica identità, fosse possibile a credenti di diverse chiese, uniti dalla stessa fede nel Gesù presentato nelle Scritture, fraternizzare attraverso la preghiera (cfr. Ef 4,3-6).

   Si trattava, non di pregare per ritrovare un’unità perduta, ma di rallegrarsi piuttosto perché si era uniti in Cristo, nonostante diversità secondarie.

   L’Alleanza non nacque sotto la spinta di sollecitazioni burocratiche, o del bisogno di visibilità, o della possibilità di sentirsi più forti. Prese origine, invece, da un autentico fervore spirituale e dottrinale.

   Fin dal suo sorgere, l’Alleanza ha sostenuto la necessità del reciproco riconoscimento tra credenti sulla base di una comune piattaforma dottrinale. Essa non ha mai dato per acquisito il consenso né ha fatto conto che esista, ma ha piuttosto cercato di testimoniarlo.

   Con il desiderio di mantenere una continuità con l’esperienza dell’Alleanza fondata nel 1846, e richiamandosi ai suoi principî, nel 1951 fu convocata una convenzione internazionale a Woudschoten (Olanda). In quell’occasione fu fondata l’Alleanza Evangelica Mondiale.

   Due esponenti di spicco dell’evangelicalismo – un membro dei Fratelli (A. Jack Dain, poi divenuto vescovo anglicano) e un predicatore anglicano (John R.W. Stott) – suggerirono una triplice valenza dell’AEM: a) il progresso dell’Evangelo (Fil 1,12); b) la difesa e la conferma dell’Evangelo (Fil 1,7); c) la comunione nell’Evangelo (Fil 1,5).

   L’Alleanza Evangelica non considera l’unità un bene in sé, ma piuttosto uno strumento in vista dell’evangelizzazione, della comunione, della preghiera e della cooperazione.

   Rapporti privilegiati sono tenuti con il Comitato di Losanna per l’evangelizzazione del mondo (LWCE).

   L’azione dell’Alleanza si sviluppa anche intorno ad altre iniziative significative. Oltre all’annuale “Settimana mondiale di preghiera”, che si svolge nel mese di gennaio, ci sono i lavori di varie Commissioni, la rivista teologica internazionale, i convegni internazionali su temi d’interesse comune.

   L’AEM ha anche fatto sentire la propria presenza in modo concreto e continuo sulla questione della libertà religiosa, e una sua Commissione siede permanentemente con voce consultiva alle Nazioni Unite. Essa non si è mai stancata di difendere con successo gruppi e persone oppresse per motivi religiosi.

   Dal 1986 è stato attivato un dialogo ufficiale con il Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani,1 in cui si manifesta una posizione ferma, anche se non indifferente nei confronti dell’esigenza di dialogo tra espressioni diverse della Cristianità.

   Frequenti e dialettici sono anche i rapporti con il CEC (Consiglio Ecumenico delle Chiese), che hanno permesso la partecipazione di esponenti dell’AEM alle Assemblee del CEC e prese di posizione anche critiche su vari documenti.

   Oggi fanno parte dell’AEM centodieci Alleanze nazionali, che rappresentano più di 160 milioni di credenti evangelici.

   A livello esecutivo, l’AEM è amministrata da un Direttore internazionale, cui fanno capo le diverse Commissioni e i vari Dipartimenti.

 

1 Un’importante presa di posizione per i rapporti con il Cattolicesimo è il Documento di Singapore, in cui è tracciata “Una prospettiva evangelica sul cattolicesimo romano” (cfr. P. Bolognesi [a cura di], Dichiarazioni evangeliche. Il movimento evangelicale 1966-1996, EDB, Bologna 1998, 266-315).

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