L’Alleanza Evangelica in Italia

Cenni per la memoria

Anche in Italia l’Alleanza ha una certa storia che vale forse la pena di ricordare, almeno per sommi capi.

I tentativi per promuovere l’Alleanza in Italia risalgono al XIX secolo. Richiamato dal clamore dei malumori esistenti in Italia e dalla sollecitazione dei metodisti, il ramo inglese dell’Alleanza Evangelica aveva preso posizione, nel 1877, con una lettera in cui si affermava che “il maggior ostacolo al progresso dell’Evangelo in Italia sta nella mancanza di concordia fra le varie denominazioni”, e aveva inviato una propria delegazione. Quest’intervento fu avvertito da alcuni come un’intrusione, ma gettò anche le basi per un “Comitato intermissionario”, che però non portò a una migliore intesa.

   Paolo Geymonat, uno dei più ferventi ispiratori dell’unità della chiesa evangelica in Italia, parlò con chiarezza all’VIII Assemblea generale dell’Alleanza Evangelica che si tenne a Copenaghen nel 1884. Egli disse: “Povera Chiesa Evangelica, condotta da sei o sette capi-missione sino ad ora gareggianti, anziché intimamente concertati”, ma poi espresse la speranza che una collaborazione avrebbe portato all’unione. Lo stesso Geymonat, quale presidente del ramo fiorentino dell’Alleanza Evangelica, ottenne che l’Alleanza tenesse la sua Conferenza internazionale a Firenze nel 1891. Vi parteciparono circa 600 delegati d’Europa e d’America, di cui 176 erano italiani. Questi ultimi tennero anche una loro riunione, in cui si spesero buone parole, ma non stabilirono nulla di concreto.

   In un suo studio, Luigi Santini afferma, però, che, malgrado ciò, l’Alleanza Evangelica “esercitò una lenta, benefica influenza: le riunioni di preghiera, i culti in comune, quel trovarsi insieme nella comune raunanza, creava uno stato d’animo; sarebbe troppo ingiusto dimenticare, oggi, tutto il bene che l’Evangelismo italiano ha ricevuto dall’iniziativa dell’Alleanza evangelica”.

   L’ideale dell’Alleanza riprese nel 1974, a seguito dell’interesse suscitato dal Congresso europeo sull’evangelizzazione, tenuto ad Amsterdam nel 1971. Il 14 novembre 1974, dunque, un gruppo di “evangelici biblici” espresse la comune volontà di costituirsi in alleanza a Firenze, “per testimoniare di essere uniti in Cristo” (1º Comitato esecutivo: Milazzo, Torio, Scognamiglio, Piccolo, Capecchi, Moretti, Santonocito). Nasceva così l’Alleanza Evangelica Italiana.

   L’AEI ha poi registrato alterne vicende, ed è attualmente organizzata in Consigli distrettuali, espressione dei 6 Distretti. È attiva in diversi campi con alcune Commissioni: quella per l’Ordinamento e i rapporti con lo Stato; quella per la teologia e l’etica; quella per i rapporti ecumenici. Pubblica un notiziario (Ideaitalia). È collegata all’Alleanza Evangelica Europea e all’Alleanza Evangelica Mondiale, organi che possono contribuire a dare un’idea di aggregazione evangelicale di un certo spessore.

   L’Alleanza italiana non ha forse l’alto profilo di analoghi movimenti in altri Paesi del mondo, ma rappresenta per gli evangelicali un sogno, per prolungare, al di là delle barriere denominazionali in cui si trovano a vivere, l’ubbidienza a “conservare l’unità dello Spirito con il vincolo della pace. Vi è un corpo solo e un solo Spirito, come pure siete stati chiamati a una sola speranza”.

 

(Tratto da: Pietro Bolognesi - Leonardo De Chirico, Il movimento evangelicale, Editrice Queriniana, Brescia 2002, 108 p.)

L'Alleanza Evangelica Italiana