| Sicurezza Ai nostri giorni, un argomento come quello della security non lascia indifferente nessuno. Quanti di noi non hanno provato disagio e sgomento di fronte ai delitti più efferati, a una casa messa in disordine dai ladri o a un virus che ha infettato il nostro computer? Il livello di sensibilità verso la sicurezza sta crescendo in modo evidente, soprattutto a causa dei continui attacchi terroristici, che hanno portato molte persone a rivedere le proprie sicurezze, molte imprese a rivedere i propri piani commerciali, molti Stati a rivedere le proprie posizioni e alleanze nello scenario mondiale. In effetti, la security abbraccia la vita dell’uomo nella sua totalità. Norme, soggettività e relazioni: rappresentano il vero patrimonio di una persona e vanno tutelate. Per questo, si richiedono meccanismi sempre più flessibili, perché servono strati di sicurezza da poter essere adottati in tempi rapidi, da tutti e per tutti. Per una banca, i cui scopi principali sono la cura e la salvaguardia del denaro dei propri clienti, è fondamentale saper comunicare un elevato grado di sicurezza. Per uno Stato, significa identificare qualsiasi cosa che passi al di qua della propria frontiera e proteggere i propri cittadini. In che cosa consiste la sicurezza per il mondo evangelicale? Tre punti possono aiutarci nella riflessione: 1) Affidarsi: l’affidarsi è in contrasto con il proteggersi da sé stessi e dagli altri. Per l’uomo affetto dalla sindrome di Caino, affidare la propria vita a Dio sembra quasi superstizione. Ma il popolo di Dio, che crede nel Dio della storia e della redenzione, può affidarsi e vivere sicuro. 2) Formarsi: ancora oggi l’informarsi e il formarsi sono visti come un costo privo di qualsiasi beneficio. È lapalissiano sostenere che essere pronti contro eventuali attacchi eviterebbe guai e fornirebbe enormi benefici. Ma nelle chiese la formazione è considerata ancora una questione di élite… È importante il recovery, il ristabilimento, la ricostruzione su una base pura, su una conoscenza biblica appropriata, per vagliare la certezza delle informazioni. 3) Collegarsi: in materia di security, non va tralasciato l’aspetto del collegamento tra le parti. Ancor prima che verso l’esterno, il movimento evangelicale deve imparare a valorizzare l’elemento aggregante al proprio interno. Si tratta della centralità della Bibbia nella sua pienezza e totalità. Una security fondata sulle basi della Parola di Dio fa del popolo di Dio un’armata invincibile, capace di creare e offrire una reale alternativa alle tendenze culturali dominanti di questo secolo. Dal 1846, l’Alleanza evangelica, molto prima del personal computer e di aerei “incontrollati”, parla di sicurezza e sottolinea l’importanza dell’affidarsi, del formarsi e del collegarsi per relazionarsi. Dove, come e perché costruiamo le nostre sicurezze? “Studiatevi di rendere sicura la vostra vocazione…”. M.T. | Studi di Teologia (Anno XIV/2, nº 28), Mascolinità e femminilità, Padova, IFED 2002. Che cosa significa, per un uomo, essere maschio? E per una donna, essere femmina? Il mondo contemporaneo è attraversato da un tentativo di ricomprendere la questione del genere. Essere maschio da un punto di vista biologico è un dato non contestabile. Esattamente lo stesso si può dire dell’essere femmina. Sono tratti caratterizzanti l’identità sessuale di una persona. Eppure, il genere è qualcosa di più rispetto alla connotazione sessuale, perché comprende considerazioni di ordine simbolico, sociale, culturale e relazionale. La mascolinità è il modo in cui un uomo percepisce il proprio essere uomo e lo vive in relazione al mondo, anche femminile. D’altro canto, la femminilità è il modo in cui una donna pensa e vive il suo essere donna in relazione al mondo e agli uomini. Se un tempo, anche non troppo remoto, il genere aveva un profilo abbastanza delineato (e molto spesso distorto), oggi la mascolinità e la femminilità sono contenitori linguistici e culturali dentro ai quali non si sa più bene cosa ci sia. Le declinazioni della mascolinità (uomo, marito, padre) e le funzioni sociali a essa associate sono molto incerte e quasi del tutto sovrapponibili a quelle della femminilità (donna, moglie, madre). I confini tra le due appaiono labili, se non del tutto rimossi. A ciò si aggiunga la crescente accettazione dell’omosessualità, che si configura come un genere sfuggente rispetto all’uno e all’altro. Oltre all’ identità del genere in sé stesso, anche la relazione tra i generi costituisce un problema. Il discorso sempre più diffuso sulle “pari opportunità” risente molto della sostanziale indistinzione dei ruoli legati al genere. In sostanza, tutti possono fare tutto: i maschi le cose femminili, le donne quelle maschili. In più, individuare che cosa sia prettamente maschile o specificamente femminile è diventato un rebus senza soluzione. Studi di teologia si è già occupata di questioni inerenti a questo tema, soprattutto in relazione all’importanza del genere per la famiglia e per la chiesa. Questo numero si dimostra un ulteriore prolungamento della riflessione già avviata. Affrontare ancora il problema del genere non significa farsi difensori del racconto patriarcale, che sancisce la prevaricazione di un genere sull’altro, ma neanche essere paladini della narrazione postmoderna in cui i generi sono simulacri fittizi. Si tratta di rivolgersi alla storia biblica per imparare o reimparare a vivere la dimensione del genere nella comice della creazione-caduta-redenzione. Alla luce di questa cornice, non si potrà sostenere che il genere è un mero prodotto culturale. La redenzione in Gesù Cristo è tanto ampia da promuovere un vissuto dei generi riformato dalla grazia di Dio Padre e dalla potenza dello Spirito Santo. In quest’ottica, la prospettiva biblica libera dai modelli deformati dal peccato: essa si scontra con l’eredità patriarcale e violenta della cultura occidentale, ma non può nemmeno essere imbrigliata nelle rivendicazioni piattamente egalitarie della postmodernità. | notizie dall’europa | Francia – Le religioni e la salvezza in Cristo Documento del Comitato francese di Losanna “Un unico Cristo per tutti. Le religioni e la salvezza in Gesù Cristo”. Si deve al Comitato francese di Losanna la redazione del documento che porta questo titolo significativo. Vi si legge, fra l’altro: “Parlare dell’unicità del Cristo mentre il dibattito teologico attuale è fortemente segnato dal dialogo interreligioso, può sembrare una provocazione.Vorremmo, però, tracciare qui, anche se in modo irenico, le linee essenziali di un approccio evangelico, sottolineando sia la sua specificità sia le diversità di accenti esistenti”. Il documento è strutturato come segue: 1. Gesù Cristo, salvatore del mondo. 1.1 Il rifiuto dell’universalismo della salvezza. 1.2 Gesù, unico Mediatore 2. Lo statuto delle altre religioni. 3. L’unicità di Cristo e l’estensione della salvezza. 3.1 La fede in Gesù Cristo necessaria. 3.2 La fede dei non cristiani? 3.3 L’agnosticismo. 4. Continuare ad annunciare la Buona Novella. Si tratta di una messa a punto che prende le distanze dalle tendenze relativistiche e universalistiche sulla base dei testi biblici. Il testo rimanda al “Patto di Losanna” e al “Manifesto di Manila”, che cita abbondantemente, mettendoli a confronto con la “Dominus Iesus” cattolica. Rifacendosi al Patto di Losanna, il testo rileva come esistano due poli: “Quelli che credono nell’Evangelo, sono salvati; quelli che rifiutano deliberatamente di credere, sono perduti”. | | Dalle realtà federate | La chiesa del XXI secolo nella prospettiva dell’EEA Morta o vivente? Dal 16 al 20 ottobre scorso si è svolta a Salou, in Spagna, l’Assemblea Generale dell’EEA (Alleanza evangelica europea). Quest’anno era presente, in rappresentanza dell’AEI, il presidente, Past. Roberto Mazzeschi. La ripresa di questo contatto ha generato soddisfazione da parte di tutti i fratelli, Segretari e Presidenti, delle Alleanze evangeliche dei Paesi convenuti da tutta Europa. Una nota di considerevole interesse è stata l’apertura verso l’Alleanza delle chiese evangeliche dei Paesi dell’Est. Erano presenti, fra gli altri, il Presidente e il Segretario dell’Alleanza evangelica della Lettonia, costituitasi nel 1997. Il tema scelto, provocatorio, intorno a cui si sono imperniati la riflessione biblica e i lavori dell’Assemblea, è stato: La chiesa del XXI secolo: morta o vivente? Le riflessioni bibliche, esposte dal Past. Pablo Martinez, dell’Alleanza evangelica spagnola, hanno toccato i seguenti punti: • Il fondamento della Chiesa; • I bisogni della Chiesa; • I valori della Chiesa. Le considerazioni sono state applicate, durante le conversazioni e le tavole rotonde, allo stato spirituale dell’Europa e al suo impellente bisogno di essere “rievangelizzata” da un popolo di credenti che deve riscoprire il senso dell’unità cristiana, vero elemento d’impatto sociale (vedi gli effetti della chiesa degli Atti degli Apostoli). Questa necessità è stata sottilineata da un movimento che vuole coinvolgere tutte le Alleanze europee, e che ha scelto, come definizione di riconoscimento, il motto “Hope for Europe” (Speranza per l’Europa). Di ciò si riparlerà in futuro, sulla base degli sviluppi che ne deriveranno. Nella sessione di ottobre erano presenti Gary Edmonds e J. Paul Fridenmaker, della WEA (Alleanza evangelica mondiale). L’Assemblea dell’anno prossimo si svolgerà, Dio volendo, a Budapest, in Ungheria. Un significativo slogan, adottato dall’Assemblea e preso da un proverbio africano, è stato questo: “Da soli si va veloci. Insieme si va lontano”. R.M. | | Sul crocifisso nei luoghi pubblici Sulla possibilità di esporre il crocifisso nei luoghi pubblici, gli evangelici rappresentati dall’AEI esprimono il proprio dissenso e affermano quanto segue: 1. L’Italia non è uno Stato confessionale né deve avere una religione di Stato. La Costituzione repubblicana tutela il pluralismo religioso; perciò, appare disdicevole che una confessione religiosa vanti vantaggi e privilegi rispetto ad altre. 2. Proprio per evitare di privilegiare una confessione, e per l’incompetenza dello Stato a scegliere in materia religiosa, è bene che i simboli religiosi trovino, invece, posto nell’ambito di ciascuna confessione, e non altrove. 3. A causa della specificità religiosa della materia, è altresì giusto che questioni come quella del crocifisso non diventino oggetto di dibattito politico e di consultazione elettorale, perché tale materia esula dalle funzioni dello Stato. 4. I cristiani evangelici ritengono che i vari “simboli” (come il crocifisso) non debbano contrassegnare luoghi particolari in un’ottica quasi magica della fede. Quest’ultima, invece, deve avere la sua sede nel cuore delle persone. 5. Il crocifisso, con la presenza del corpo sofferente, si configura come un simbolo del Cattolicesimo, anziché del Cristianesimo in generale, che, per una buona parte, tende piuttosto a privilegiare la vittoria e la vita che derivano dal sacrificio di Cristo. | | Svizzera – Un’interessante iniziativa per l’anno della Bibbia Un nuovo periodico per il 2003 Per il 2003, che è l’anno della Bibbia, l’Alleanza evangelica della Svizzera tedesca ha in progetto la creazione di un nuovo periodico. Sarà stampato in 500.000 esemplari tre volte all’anno sotto forma di giornale, e conterrà informazioni sulla Bibbia, la fede cristiana e le chiese evangeliche. Secondo il progetto dell’Alleanza, i tre periodi dell’anno in cui il giornale sarà in distribuzione saranno: Pasqua, la festività del Digiuno federale e Natale. Il giornale sarà distribuito gratuitamente ai cittadini elvetici sia dai vari distretti dell’Alleanza evangelica sia dalle diverse chiese svizzere di lingua tedesca. | | Svizzera – Ancora su Hallowen La sensibilizzazione continua Forte del successo registrato l’anno scorso, il Comitato protestante per la dignità umana, ha rinnovato la sua campagna d’informazione nei confronti della festa di Halloween. Quest’anno si prevede la pubblicazione di quattro giornali. Due versioni per i bambini fino a 10 anni; una per gli adolescenti, una per gli insegnanti, una per i genitori e i commercianti. I responsabili vogliono in questo modo ricordare “le radici storiche di Halloween e il suo carattere malsano”. L’obiettivo è quello di dissuadere la popolazione dalla diffusione acritica di una festa, come quella di Halloween, che si propaga in Europa. Nel 2001, in Francia e in Svizzera, sono state stampate 270.000 copie del fumetto “Halloween Express”. | INFORMAZIONI EDITORIALI Pietro Bolognesi, Il popolo dei discepoli, Caltanissetta, Alfa & Omega 2002, 207 p. Il popolo dei discepoli raccoglie alcuni scritti ecclesiologici che Pietro Bolognesi ha pubblicato a partire dalla fine degli anni Settanta sino a oggi. Il rigore del sistematico e il cuore del pastore hanno proceduto insieme, concorrendo a dare ai suoi contributi la profondità del teologo e il calore dell’uomo di chiesa. In attesa che tutti gli scritti giovanili di Pietro Bolognesi siano ripubblicati in modo integrale, Il popolo dei discepoli è sicuramente una succosa primizia. Tra le immagini bibliche della chiesa, quella di popolo permette di rilevare lo sviluppo del piano di Dio all’insegna della costituzione di una schiera di persone a cui Dio si è legato con un’alleanza di grazia. Il popolo di Dio non è un popolo qualunque. Esso è composto da discepoli, cioè, da persone chiamate da Dio alla sequela cristiana e impegnate in un cammino di discepolato. Il popolo dei discepoli è, quindi, un popolo convocato e mandato, confessante e celebrante, ammaestrato e accompagnato. Leonardo De Chirico | |